Un’onda tricolore che unisce porto, città e comunità. È questo il simbolo scelto per “L’Onda della Memoria”, l’iniziativa promossa dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale in collaborazione con l’Associazione Megaride Felice, in programma il 21 maggio 2026 alle ore 11 nel piazzale Pisacane del Porto di Napoli.
Un evento che, come recita l’invito ufficiale, vuole essere «un momento di condivisione tra porto, città e comunità», dedicato alla riflessione e alla commemorazione delle vittime del mare. Il porto di Napoli ora verso le isole prova a ricongiungere il mare e la terra anche oltre la penisola.
Nel corso della cerimonia sarà inaugurata un’opera monumentale simbolica, realizzata con il coinvolgimento degli studenti del Liceo Artistico di Napoli e dell’Istituto Gentileschi: un gesto di creatività collettiva che diventa memoria condivisa. «Un’espressione di partecipazione alla memoria collettiva», si legge nel testo dell’invito, che sottolinea il valore educativo e civile dell’iniziativa.
All’evento interverranno Eliseo Cuccaro, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, Giuseppe Marzano, comandante della Capitaneria di Porto di Napoli, Massimiliano Manfredi, presidente del Consiglio regionale della Campania, e Edoardo Cosenza, assessore ai Trasporti del Comune di Napoli.
Un parterre istituzionale che conferma la volontà di fare del porto non solo un luogo di transito e lavoro, ma anche di identità e memoria.
L’iniziativa si inserisce nel calendario nazionale degli Italian Port Days, il progetto promosso da Assoporti per «favorire l’apertura dei porti alla cittadinanza» e raccontare la vita portuale come parte integrante della cultura urbana.
Un modo per restituire al porto la sua dimensione umana, troppo spesso dimenticata dietro le infrastrutture e le logiche economiche.
Il manifesto dell’evento – una onda tricolore che si infrange sotto un faro, con il Vesuvio sullo sfondo – sintetizza perfettamente lo spirito dell’iniziativa: un’Italia che guarda al mare non solo come risorsa, ma come luogo di memoria e di incontro.
Un’onda che non travolge, ma unisce.

