Nelle isole del golfo di Napoli torna al centro dell’attenzione l’emergenza legata alle idroambulanze, un servizio sanitario fondamentale che da oltre trent’anni assicura il trasferimento dei pazienti da Ischia, Procida e Capri verso la terraferma.
Nato negli anni Novanta grazie alla collaborazione tra sanità campana, ASL e Guardia Costiera, il sistema ha garantito per decenni continuità assistenziale agli isolani, sostenendo anche le fasi più difficili dell’emergenza Covid. Negli ultimi anni, però, il servizio ha iniziato a mostrare gravi difficoltà dovute all’incertezza sul rinnovo delle convenzioni, alla mancanza di una programmazione stabile e alla carenza di personale.
Parallelamente l’ASL starebbe valutando l’affidamento del servizio a un operatore privato, ipotesi che farebbe aumentare i costi annuali da circa 300 mila euro a oltre un milione e mezzo di euro, con forti dubbi sulla sostenibilità economica dell’operazione. Nel frattempo le Capitanerie di Porto hanno progressivamente ridotto gli equipaggi disponibili e il servizio è stato drasticamente ridimensionato.
La situazione attuale viene descritta come particolarmente critica: l’idroambulanza di Procida è ferma da circa un anno, quella di Capri opera soltanto pochi giorni alla settimana a causa della mancanza di personale, mentre il mezzo di Ischia è inattivo per un guasto tecnico. Recentemente un trasferimento sanitario urgente è stato effettuato durante la notte con una motovedetta destinata al soccorso in mare e non al trasporto sanitario specializzato, episodio che ha evidenziato le difficoltà operative e l’assenza di mezzi adeguati.
Cresce così la preoccupazione per il diritto alla salute delle comunità isolane, che rischiano di vedere compromesso l’accesso tempestivo alle cure. La vicenda viene considerata non solo un problema organizzativo, ma una questione che riguarda l’uguaglianza dei cittadini e la tutela sanitaria dei territori insulari, dove la rapidità dei soccorsi può risultare decisiva per salvare vite umane.

